Non riesco a respirare

Non riesco a respirare

3 Giugno 2020 0 Di Silvia Fenu


Questo non è un articolo semplice da scrivere.

In primo luogo perché, nonostante il dolore e la rabbia che provo (e che tutti dovremmo provare), non sarebbe il mio posto parlarne. Ma so che la mia voce, per qualche stupida ragione, ha più potere di quelle che dovrebbero parlare.

Perché io sono bianca.

Perché io posso respirare.

Perché nessun poliziotto – Americano o Italiano – penserebbe mai di uccidermi perché ho pagato le mie sigarette con una banconota falsa da 10 dollari.

Arriva un momento nella storia umana in cui si deve prendere una posizione. Una posizione che non può più essere sui toni del grigio ma deve essere bianca o nera. Giusta o sbagliata.

Oggi, nel mezzo di una pandemia mondiale, nel mezzo di disastri ecologici, la domanda che ci viene fatta è una sola: Sei un anti-razzista o sei dalla parte degli assassini?

Sembrerebbe una domanda semplice. Eppure no.

Perché ci sarà sempre qualcuno che si lamenterà dei furti, degli incendi, della violenza, dei toni usati, di responsabilità e credibilità ma nulla di quello che dite ha importanza. Perché tutto quello che dite è causato dai privilegi che il colore della vostra pelle (e della mia) vi hanno regalato.

Non è più il tempo di patteggiare e di raggiungere compromessi. Non è più il tempo di focalizzarsi sui dettagli.

#All lives matter è l’hashtag che molti hanno deciso di utilizzare in risposta alle proteste del movimento #Black lives matter.

Tutte le vite sono importanti.

No.

Nessuna vita è importante se una parte della popolazione viene perseguitata e uccisa e terrorizzata.

Le vite nere sono importanti (Black lives matter) perché le vite nere sono quelle che stanno scomparendo. E finché questa realtà non verrà ribaltata, nessuna vita è importante.

Ve la metto più semplice, con una metafora che in molti stanno usando in questo periodo:

Se una casa sulla tua strada fosse in fiamme e ci fossero delle persone all’interno che stanno morendo, non ti salterebbe mai in mente di andare dai pompieri a lamentarti che tutte le case sono importanti. Sì, lo sono. Ma la tua casa non è in fiamme, tu non stai morendo avvolto dalle fiamme, i tuoi figli, la tua famiglia, le persone che ami non stanno respirando fumo che li soffocherà e li ucciderà.

Sarebbe alquanto ridicolo lamentarsi se le persone intrappolate nella casa si trovassero costrette a lanciare i mobili dalla finestra nel tentativo di trovare una via di fuga e questi finissero a danneggiare le macchine o le case che si trovano nelle immediate vicinanze. Situazioni pilotate da alti livelli di stress sfociano spesso in azioni negative o violente, ma ciò non determina una valutazione negativa degli scopi dell’azione stessa. Sarebbe stato meglio se non fosse accaduto? Certamente, ma il fatto che sia successo non invalida le motivazioni che hanno messo in moto l’azione.

Le rivolte sono necessarie in una società in cui una fetta della popolazione viene sistematicamente brutalizzata.

Tutti, in un modo o nell’altro, hanno subito episodi di bullismo o di violenza. Nessuno sta cercando di diminuire la tua sofferenza ma è un dato di fatto che per la il 90% delle persone abili, per il 90% delle persone eterosessuali e cisgender, per il 90% delle persone di sesso maschile questi siano soltanto, appunto, episodi.

Ci sono, senza ombra di dubbio, esseri umani che vivono una vita peggiore della tua, per ragioni del tutto indipendenti dalla persona stessa.

È un dato di fatto che le persone con disabilità siano umiliate e ignorate più di quelle abili.

È un dato di fatto che coloro che fanno parte della comunità LGBT+ siano osteggiate e ignorate più di quelle al di fuori della community.

È un dato di fatto che le donne siano abusate e ignorate più degli uomini.

Ma il più grande dato di fatto tra tutti è che nessuna persona abile, disabile, omosessuale, etero, uomo, donna che abbia la pelle bianca vive un senso di alienazione, paura e rabbia tale a quello del suo corrispettivo di colore.

Pensate a quanto possa essere grande la sofferenza e la voglia di rivalsa da spingere migliaia di persone ad abbandonare la propria casa nel bel mezzo di una pandemia mondiale per scendere in piazza a protestare. Provateci per un minuto soltanto.

In America in questo momento non si sta protestando la morte di UN uomo innocente. Si sta protestando un sistema che considera una fetta della popolazione inferiore, si sta combattendo un presidente che lascia marciare un gruppo di uomini bianchi armati di mitra sulla capitale perché vogliono che riaprano i negozi ma minaccia di sparare su un gruppo di persone disarmate che non vogliono più essere uccise.

E se, mettervi nei panni di queste persone, non vi fa salire il magone e la bile in gola…c’è qualcosa di profondamente sbagliato in voi.

Se pensare che la prossima volta che vostro fratello esce a giocare con i suoi amici un poliziotto possa vedere la sua pistola giocattolo e decidere di sparargli vi fa meno effetto del vedere una vetrina rotta, siete dalla parte degli assassini. (Tamir Rice, 12 anni, 22 novembre 2014)

Se pensare che la prossima volta che vostra madre esce di casa e si dimentica di mettere la freccia, un poliziotto possa spararle con il taser e trascinarla fuori dalla macchina, che possa morire in carcere tre giorni dopo per un presunto suicidio vi fa meno effetto di sentire un attore che vi dice che il razzismo dei bianchi verso i neri è più importante, siete parte degli assassini. (Sandra Bland, 28 anni, 13 luglio 2015)

John Boyega recentemente è stato criticato da molti suoi fan: Quando ha twittato “I really fucking hate racists.” (odio i razzisti) uno dei commenti era di un uomo di colore della Nigeria che ha risposto “Tutti odiano i razzisti, di recente la mia fidanzata ha detto di odiare i bianchi e io l’ho mollata.” Al che l’attore ha risposto: “Sto parlando del razzismo dei bianchi verso i neri, quello che ha rovinato il mondo e non causato la rottura con la tua ragazza.”

A quanto pare le parole dell’attore sono state prese come una discriminazione verso i bianchi, come se il razzismo verso i bianchi non fosse un problema, quando il discorso era ovviamente che è uno di questi tipi di razzismo è sistematico nella società e continua a causare morti e feriti da centinaia di anni ed è più importante combattere quell’aspetto del problema piuttosto che fissarsi sulla semantica e sottolineare aspetti esterni.

Questo tipo di lamentele non sono soltanto inutili ma sono dannose perché dimostrano una volontà – magari inconscia – di sminuire una posizione radicale di rifiuto.

Si potrebbe protestare pacificamente?

È stato fatto.

Centinaia e centinaia di marce e sit-in e proteste silenziose e manifestazioni pacifiche sono state fatte dalla comunità afro-americana negli Usa. E per centinaia di anni queste proteste sono state ignorate e derise!

Si potrebbe parlarne col governo?

L’anno scorso, la Rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez ha parlato al parlamento degli Stati Uniti d’America di come quasi tutte le stragi compiute da Americani di religione non cristiana od origine straniera siano state trattate ed etichettate come ‘Incidenti di terrorismo domestico’ mentre in quasi nessuna delle inchieste sulle stragi compiute da autodefiniti Suprematisti bianchi fosse presente la parola terrorismo.

Martin Luther King non avrebbe approvato, dicono.

La marcia pacifica su Selma di Martin Luther King finì con uomini e donne disarmati gasati e presi a manganellate dall’esercito. Il figlio, MLK terzo, ha risposto alle lamentele dicendo che suo padre pensava che ‘a riot is the language of the unheard’. (la rivolta è il linguaggio degli ignorati)

Le rivolte che vedete alla tv non sono nate in una notte, sono il frutto di centinaia di anni di lotte silenziose, decenni di processi e petizioni e raccolte di firme e tentativi di modificare il sistema. Sono anni ormai che la pazienza è finita e che ogni singolo incidente causa rivolte e scontri con la polizia che vengono poi smorzati da politici compiacenti. Però gli incidenti continuano a ripetersi dopo poche settimane e gli afroamericani continuano a morire.

Non si tratta di una questione politica in cui c’è un partito cattivo e uno buono. Ci sono miglioramenti da un lato più che dall’altro ma la questione del razzismo in America – così come in Italia – è una questione umana che trascende le leggi. Si può credere che ogni essere umano debba avere diritto ad essere trattato con dignità indipendentemente dal colore della sua pelle o si può essere dalla parte degli assassini.

Gli assassini che in America si manifestano negli agenti di polizia che decidono che lamentarsi delle manette troppo strette sia un reato punibile con la morte e con le persone che si ostinano a urlare che ‘tutte le vite hanno importanza’. E che in Italia si manifestano con politiche che discriminano gli immigrati e con persone che si commuovono di fronte a pubblicità di bambini che muoiono di fame in Africa ma poi vanno al bar a lamentarsi di come il nero che gli abita vicino casa non abbia diritto ad essere un cittadino italiano perché vive qui da SOLTANTO 17 anni.

Il razzismo è vivo e vegeto e c’è bisogno di impegno per debellarlo.

Non si ‘smette’ di essere razzisti all’improvviso, bisogna fare una scelta conscia, lavorare su noi stessi giorno dopo giorno perché così come molti altri mali della società, il razzismo si impara fin da piccoli, lo si internalizza per colpa delle famiglie, della tv, della scuola, dei messaggi subliminali e non perpetrati dai media. E non sarà un lavoro semplice disimparare tutto questo odio. Bisognerà impegnarci ad ascoltare, a vedere il mondo attraverso gli occhi di persone che tutto questo odio lo percepiscono ogni giorno.

Se siamo stufi noi di vedere giovani innocenti morire uccisi dalle stesse persone che dovrebbero proteggerle, pensate quanto siano esauste le persone di colore di essere considerate la metà dei bianchi.

O meglio, Tre quinti.

Legalmente. Secondo una legge del 1783.

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