Io sono Cinzia

Io sono Cinzia

13 Gennaio 2020 0 Di Sabrina Lugetti

La genesi di Cinzia è una storia che affonda nel tempo nell’inchiostro, che si intreccia con la nascita stessa di uno dei personaggi dei fumetti italiani più popolari di sempre, Ratman, ma che si erge al di sopra, indipendente e emancipata a tal punto da essersi guadagnata un propria graphic novel con piscina e campi da tennis.
Nata per scherzo, ma divenuta sempre più iconica, forte e fragile, estrema ma insicura, diversa ma sempre umana, Cinzia ha attraversato due decadi evolvendosi fino a definirsi come personaggio autonomo, abbastanza forte da sfidare il mondo con la propria storia, quella di un’identità insicura che deve imparare ad amarsi e a accettarsi per quello che è, fino a guadagnarsi, con la dolcezza e la testardaggine che l’hanno da sempre caratterizzata, un posto sotto i riflettori, e non solo quelli rassicuranti e abitudinari degli amanti delle storie a fumetti, ma quelli inesplorati ed eccitanti della ribalta teatrale, grazie alla Compagnia Teatri D’imbarco, in collaborazione con Lucca Comics and Games e Bao Publishing.
Se si fosse dovuta fare una scommessa sulla riuscita del progetto partendo dal presupposto che il materiale di base fosse valido, solo un folle non avrebbe puntato al sicuro successo della rappresentazione. Ma trasporre un fumetto non è proprio una pratica comune, così come non lo sono l’umorismo e i tempi comici con cui Ortolani scrive le sue storie e questo, abbinato ai tacchi alti che usa di solito Cinzia, potevano far incorrere in qualche rocambolesco scivolone.
La compagnia in questione è evidentemente abituata ad ancheggiare elegantemente sugli stiletti tacco dodici, perché lo spettacolo, nonostante le scenografie minimaliste e un numero di attori risicatissimo – calcano le scene in 5 ma sembrano una folla – si presenta al pubblico in modo FAVOLOSO, volendo rubare una battuta storica a Tamara, la migliore amica di Cinzia.
Reale e surreale si alternano sul palco, in un susseguirsi di situazioni dolorosamente attuali, impregnate di quel crudo realismo e cullate nel black humor che da sempre contraddistingue la visione del mondo di Ortolani, capace di estrapolare una risata anche nei momenti più amari.
Il testo, che sembra distaccarsi pochissimo dalla fonte, è sì molto fedele, ma allo stesso tempo adattato con grande maestria. Azzeccatissimi gli intermezzi musicali, composti da Mirko Fabbreschi, che da peculiare espediente sulla carta, diventano un unicum narrativo funzionale ed indispensabile, perfettamente calibrato nella messa in scena; gli attori stessi interpretano in prima persona tutti i brani cantati, creando un’atmosfera ancora più intima nel dipanarsi della storia. Le acrobatiche coreografie di ballo ti colgono quasi alla sprovvista, facendoti momentaneamente temere per la sicurezza del bravissimo interprete di Cinzia, Nicola Sorrenti , che ne emerge meravigliosamente aggraziato, ma anche indenne
Francesco Petruzzelli traspone una Tamara eccezionale, che riempie la scena senza sovrastare la protagonista, accompagnandola nel suo percorso personale con la navigata pazienza e quel tocco di amabile sarcasmo che solo i veri amici sanno farci accettare (per non parlare del moto di incessante invidia della sua resa con indosso croptop e completi di pizzo che, chi scrive, ci sta ancora rimuginando – leggi rosicando – sopra.)
I restanti tre membri della compagnia, Giuseppe Sartori, Cristina Poccardi, Francesco Giordano, calcano il palcoscenico senza sosta, alternandosi sulla scena e coprendo tutti gli altri personaggi necessari a dipanare il percorso costellato di paure e insicurezze della protagonista guidandola verso il guadagnato lieto fine.
Ogni istante in scena è calcolato nei minimi dettagli, ogni intermezzo che frammenta l’arco narrativo di Cinzia, rafforzandone il messaggio, viene perfettamente integrato e piegato alle necessità del racconto.
La regia di Nicola Zavagli è pulita e scorrevole, nessun momento morto e perfino laddove si sarebbe potuto inserire un cambio di atto si opta per proseguire la storia, utilizzando ogni suggerimento del testo originale.
Il risultato è un successo sotto ogni punto di vista, una storia dolce amara, di timore e coraggio, di rifiuto e accettazione che culmina in un moto di gioia e di festa al quale tutto il pubblico partecipa con entusiasmo.
Sono stata onorata di poter assistere a questa prima messa in scena e tutta l’associazione si augura che lo spettacolo possa presto andare in tour per portare il coraggio e la perseveranza di Cinzia in giro per l’Italia.