Non il giusto Spazio per le Donne

Non il giusto Spazio per le Donne

4 Maggio 2020 0 Di Sabrina Lugetti

Il quattro maggio si festeggia lo Star Wars Day, complice il gioco di parole legato alla frase simbolo della saga: May the Force (Fourth ) Be with you (Che la Forza/Quattro Sia con te).

Non posso esimermi quindi dal trattare l’argomento, ma come sempre a modo mio.

Se avete letto altri articoli pubblicati in precedenza, avrete intuito che sono una grande fan di Star Trek.  Questo per molti implica che debba provare una sorta di avversione per la saga di Star Wars.

Ciò non è assolutamente vero. Sono cresciuta in quegli anni in cui la prima trilogia era nella lista dei film mandati in onda durante le feste (solitamente Natale/Capodanno) e ho visto gli episodi  4, 5, 6 innumerevoli volte e li ho sempre amati. I miei problemi con le avventure spaziali create da George Lucas nascono il quel brutto giorno in cui venne annunciata l’uscita rimasterizzata dei film con una serie di scene modificate (HAN SHOT FIRST PORCA PUTTANA) per poi proseguire nel baratro della trilogia prequel (I MITICLORIAN TE LI DEVI INFILARE DOVE DICO IO) e infliggere l’affondo finale con la sapiente incompetenza di un certo JJ, al quale riservo epiteti che non sono pronunciabili in pubblico.

Andiamo oltre che è meglio e parliamo di donne, argomento non facile in questo caso, visto che Star Wars apparentemente detiene una specie di record riguardo l’assenza di figure femminili.

Fermi, già vi sento, e la principessa Leia?

Ecco appunto, lei.

E basta.

Sembrerebbe infatti che nelle galassie lontane lontane, gli esseri viventi si riproducano principalmente per partogenesi. Non vi è altra spiegazione, visto che le donne nell’universo di Star Wars sono una forma di vita rarissima, talmente inestimabili da non essere presenti nemmeno come oggetti di scena. Per carità, su questo potremmo incitare un urrà al mancato utilizzo della donna come mero obiettivo dell’interesse sessuale, ma al contempo la totale assenza risulta abbastanza paradossale.

Se credete stia esagerando potete andare a controllare voi stessi su IMDB; nella lista del cast principale sono elencati 26 nomi, solo due di donne: Carrie Fisher/Leia e Shelagh Fraser/Zia Beru (che non ha proprio una grandissima rilevanza nello svolgersi della trama). Se poi voleste decidere di controllare più a fondo, perché magari le signore non sono nel cast principale ma occupano ruoli minori nel resto della pellicola mi rincresce distruggere le vostre speranze. In un conteggio totale di, circa, 70/80 membri del cast il numero complessivo di donne non arriva a 10 unità, molte delle quali relegate in ruoli talmente secondari da non essere state nemmeno inserite nei credits. Nella trilogia prequel la situazione migliora di poco, la maggioranza delle donne presenti nel cast sono relegate a ruoli minori e nella lista dei protagonisti il rapporto è circa 4 su 25.

Tutto ciò è drammatico e abbastanza esplicativo di come l’industria cinematografica abbia spesso considerato le donne, soprattutto in specifici generi narrativi, come irrilevanti e diventa assolutamente ridicolo se ci si sofferma sulle  critiche rivolte agli ultimi tre episodi realizzati, che hanno visto l’ergersi di orde di repressi mentecatti i quali hanno sentito la necessità di comunicare in modo molto chiaro il loro dissenso riguardo la presenza eccessiva di signore all’interno della loro cronaca di fantascienza (misogina) preferita.

Uno di loro, colto dal bisogno di correggere il misfatto, ha ben pensato di rimontare tutto The Last Jedi, eliminando le sequenze in cui compaiono delle donne, riducendo il film da due ore e mezza ad un totale di 46 minuti.

L’operazione ha scatenato un certa incredula ilarità tra i realizzatori e gli attori della pellicola, ma seppur questo si attesti come un caso estremo ed isolato (circa) di delirio sessista, il criticismo che viene spesso rivolto ai nuovi prodotti di intrattenimento che includono generi ed etnie che non siano quelle del maschio bianco eterosessuale, si sta rivelando una costante che ci racconta molto degli schemi di pensiero al quale siamo stati abituati negli anni.

Perfino da donna che desidera poter vedere rappresentata la figura femminile  in modo più frequente ed esaustivo nel cinema e nella televisione, mi trovo talvolta spiazzata, soprattutto di fronte ad una certa tipologia di prodotti, quando questo accade realmente. L’abitudine a non fruire figure di questo tipo mi provoca una momentanea confusione, che mi rendo conto essere un dovuta all’abitudinarietà e non certo al bisogno di immergermi ulteriormente nel man power.

Sono rimasta onestamente colpita dal numero di donne in ruoli di primo piano presenti in The Last Jedi, al punto che mi sono chiesta se non fosse più una grossolana operazione di political correct che un gesto volto ad affermare una sincera inclusione. Non posso sapere quale delle due ipotesi sia quella corretta, ma posso affermare con certezza che uno squilibrio tra i generi nel film è indubbiamente presente, e si identifica nell’orrenda scrittura dei personaggi maschili. Sì perché se è vero che ci hanno dato Daisy Ridley come protagonista, e comandanti e generali nella forma (tra le altre) delle meravigliose Carrie Fisher e Laura Dern, è altrettanto innegabile che, soprattutto in questo episodio, la maggior parte dei personaggi maschili sia stata scritta un po’ a tirar via. (immagino di chiedere troppo, ma riuscire a concentrarsi in modo equilibrato su tutti i personaggi era un compito così arduo?)

Per altro l’impianto di simmetria che si era creato è stato prontamente smantellato nell’ultimo capitolo della saga (e vorrei che provaste a convincermi che non è stato per le critiche sulle quali hanno ironizzato ma apparentemente annotato di lato) in cui, nuovamente, quasi tutti i personaggi femminili sono tornati nell’oblio del secondo piano, ad eccezione di quelli necessari per lo svolgersi della trama.

Sembra evidente che un certo tipo di fantascienza, che punta più alla popolarità e allo spettacolarizzazione che ai contenuti, senta la necessità di continuare a rafforzare la convinzione dello spettatore “medio” che lo spazio è un posto per gli uomini dove le donne meglio se messe a fare solo da contorno.